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Ventiduesima domenica del tempo ordinario, anno B: il commento

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LE LETTURE:

  • Deuteronomio 4,1-2.6-8
  • Salmo 14 (15) 2-3a.3bc-4ab.4d-5
  • Giacomo 1,17-18.21b-22.27
  • Marco 7,1-8.14-15.21-23

IL COMMENTO

Cari fratelli e sorelle,

Oggi siamo invitati a riflettere su ciò che ci rende puri o impuri. Ciò che ci rende impuri è ovviamente il peccato. Ciò che ci rende puri è l’osservanza dei comandamenti di Dio, non una osservanza esterna, ma una osservanza nella sincerità del cuore.

Umushaha wa Yezu

Dalla prima lettura, abbiamo sentito che Mosè dice agli Israeliti: “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo.” (Dt. 4,2). Qui si tratta dell’osservanza della Legge per vivere ed entrare nella Terra Promessa. Non dimentichiamo questo: stiamo leggendo il libro del Deuteronomio, il quale ricapitola tutti gli insegnamenti della Legge. Anche se abbiamo appena detto che si tratta dell’osservanza della Legge per vivere ed entrare nella Terra Promessa, non è soltanto questo. Infatti, si tratta anche di essere puro o no. Cogliamo questo quando leggiamo il vangelo che abbiamo sentito. Ma anche prima della venuta di Gesù per parlare della purezza, già il libro del Levitico ne parla. Ad esempio, a proposito degli animali da mangiare, sta scritto così: “Potrete mangiare di ogni quadrupede che ha l’unghia bipartita, divisa da una fessura, e che rumina. Ma fra i ruminanti e gli animali che hanno l’unghia divisa, non mangerete i seguenti:…” (Lv. 11,3-4) e danno l’elenco di questi. Ma questa era una pedagogia divina perché gli uomini sapessero che c’è qualcosa da rispettare… Che cosa dobbiamo dire allora del rito di lavarsi le mani? L’evangelista Marco ci ha ben spiegato che si tratta della tradizione degli antichi: “i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione…” (Mc. 7,3-4). A questo punto, ci rendiamo conto che la tradizione ha aumentato tante cose alla Legge. Le regole da seguire e le interdizioni, così come erano insegnate dai farisei, erano in tutto 613 al tempo di Gesù. Ecco perché Gésù dice loro così: “Trascurando il commandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.” (Mc. 7,8). La risposta di Gesù ai farisei suscita almeno due domande: qual è il commandamento di Dio che i farisei hanno trascurato per osservare la tradizione degli antichi? Questa è la prima domanda. La seconda viene dal fatto che, citando il profeta Isaia, Gesù dice: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.” (Mc. 7,6). Forse questo vuole dire che i farisei e gli scribi erano lontano da Dio? Che cosa si può fare per non rimanere lontano da Dio?

Vediamo prima cosa fanno i farisei e gli scribi, poi vedremo che cosa dobbiamo fare.

I farisei costituivano una sorta di partito religioso che vuole essere santo ad ogni costo. Non è un gruppo automaticamente ipocrita anche se Gesù li rimprovera tante volte volendo richiamarli alla santità. Al contrario, era un gruppo di persone che, per rimanere fedeli alla legge dei loro antenati, tengono ad osservarla scrupolosamente fino al minimo dettaglio. I precetti da osservare essendo diventati numerosi, inducevano spesso all’osservanza esterna: “devo fare questo, non devo fare quello!”; “ho dimenticato di fare questo e quell’ altro, lo devo assolutamente fare, devo trovare il tempo di farlo a tutti i costi, qualunque siano le circostanze…” Facendo così, si ritrovavano spesso ad aver trascurato le opere di carità, eseguendo semplicemente tanti riti religiosi. L’esempio che ci viene dato è quello della parabola del Buon Samaritano (Lc. 10,25-37). Il comandamento trascurato da farisei e scribi è dunque quello dell’amore: bisogna prima concentrare l’attenzione sull’amore di Dio e del prossimo. Alla fine, Gesù non è contro l’igiene come si potrebbe pensare. Non si tratta dell’igiene, ma si tratta della pratica religiosa. Gesù approfitta semplicemente dell’occasione per dare un insegnamento. Indicando ciò che rende l’uomo impuro, Gesù insiste sull’attitudine interiore, quella del cuore di ciascuno. Non ci vuole una osservanza esterna, ma un cuore che ama.
Cosa dobbiamo fare per non essere come farisei e scribi, i quali vengono rimproverati da Gesù? Bisogna evitare tutte queste cose che egli ha elencato dicendo che esse escono dal cuore dell’uomo: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza (Mc. 7,21-22). Per noi dunque, non basta dire: “Io vado alla messa tutti i giorni, prego il rosario tutti i giorni, mi sono consacrato a Dio in un Istituto religioso o in una Comunità di vita apostolica, sono membro di azione cattolica o membro di un gruppo d’apostolato, sono stato battezzato, ho ricevuto la cresima, ecc.” Se faremo tutto questo senza evitare quei vizi elecanti da Gesù oppure se faremo bene tutto ma senza amore, volendo semplicemente fare una bella figura, saremo ancora lontano da Dio.
Ora, fratelli e sorelle, ognuno conosce la propria vita, facciamo un esame di coscienza serio. Che cosa dobbiamo domandare a Dio? Che ci aiuti ad avvicinarsi da Lui nella sincerità del cuore. Preghiamo gli uni per gli altri.

Vi auguro Buona Domenica!


3 commentaires

  1. […] Ventiduesima domenica del tempo ordinario, anno B: il commento […]

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  2. Michel Habimana dit :

    È un insegnamento consistente. Grazie mille caro don Claudio!

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Le Symbole de Nicée-Constantinople

Πιστεύμεν εἰς ἕνα θεὸν πατέρα παντοκράτορα, ποιητὴν οὐρανοῦ καὶ γῆς, ὁρατῶν τε πάντων καὶ ἀοράτων. καὶ εἰς ἕνα κύριον Ἰησοῦν Χριστόν, τον υἱὸν τοῦ θεοῦ τὸν μονογενῆ, τὸν ἐκ τοῦ πατρὸς γεννηθέντα πρὸ πάντων τῶν αἰώνων, φῶς ἐκ φωτός, θεὸν ἀληθινὸν ἐκ θεοῦ ἀληθινοῦ, γεννηθέντα, οὐ ποιηθέντα, ὁμοούσιον τῷ πατρί, δι’ οὗ τὰ πάντα ἐγένετο· τὸν δι’ ἡμᾶς τοὺς ἀνθρώπους καὶ διὰ τὴν ἡμετέραν σωτηρίαν κατελθόντα ἐκ τῶν οὐρανῶν καὶ σαρκωθέντα ἐκ πνεύματος ἁγίου καὶ Μαρίας τῆς παρθένου καὶ ἐνανθρωπήσαντα, σταυρωθέντα τε ὑπὲρ ἡμῶν ἐπὶ Ποντίου Πιλάτου καὶ παθόντα καὶ ταφέντα καὶ ἀναστάντα τῇ τρίτῃ ἡμέρᾳ κατὰ τὰς γραφάς, καὶ ἀνελθόντα εἰς τοὺς οὐρανούς, καὶ καθεζόμενον ἐκ δεξιῶν τοῦ πατρός, καὶ πάλιν ἐρχόμενον μετὰ δόξης κρῖναι ζῶντας καὶ νεκρούς· οὗ τῆς βασιλείας οὐκ ἔσται τέλος. Καὶ εἰς τὸ πνεῦμα τὸ ἁγιον, τὸ κύριον, τὸ ζωοποιόν, τὸ ἐκ τοῦ πατρὸς ἐκπορευόμενον, τὸ σὺν πατρὶ καὶ υἱῷ συμπροσκυνούμενον καὶ συνδοξαζόμενον, τὸ λαλῆσαν διὰ τῶν προφητῶν. Εἰς μίαν, ἁγίαν, καθολικὴν καὶ ἀποστολικὴν ἐκκλησίαν. ὁμολογοῦμεν ἕν βάπτισμα εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν, προσδοκῶμεν ἀνάστασιν νεκρῶν καὶ ζωὴν τοῦ μέλλοντος αἰῶνος. ἀμήν.

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